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Il marchio Superga® nasce il 3 ottobre 1911 quando la società Anonima per Azioni Walter Martiny inizia a produrre stivali impermeabili per l’agricoltura con suola in gomma e calzature in gomma vulcanizzata.

Nel 1934 Superga® annovera ormai decine di modelli di calzature destinate alle pratiche sportive (tennis, pallacanestro, yachting, ginnastica).

Nel 1951 la fusione con Pirelli fa aumentare la produzione in maniera vertiginosa: tra il 1952 e il 1975 le paia di scarpe prodotte passano da 2 a 12 milioni l’anno.

Nel 1993 Superga® si stacca da Pirelli e confluisce nel gruppo So.PA.F finché, nel febbraio 2004, BasicNet ne diventa unico licenziatario mondiale e nel 2007 ne acquisisce la piena titolarità.

Rassegna Stampa

I ricavi di BasicNet

+20,5%

La società che controlla i marchi Kappa, Superga e K-Way, ha chiuso il semestre con vendite aggregate per 443 milioni di euro

BasicNet, le vendite aggregate salgono a 443 milioni. Sale il fondo Helikon

BasicNet, società che controlla i marchi Kappa, Superga e K-Way, ha chiuso un semestre in crescita: vendite aggregate dei prodotti a marchi del Gruppo paria 443 milioni di euro (+20,5% rispetto allo stesso periodo 2020); fatturato consolidato a 128,5 milioni (+17,7%), risultato netto di 4,1 milioni di euro (-5,5 milioni). I conti sono stati approvati dal consiglio di amministrazione. Intanto, dalle comunicazioni Consob, è emerso che il fondo Helikon ha corretto la propria partecipazione complessiva nel gruppo dal 10,5 al 10,642% lo scorso 16 luglio.

BasicNet: semestre in crescita, risultato netto 4,1 mln

Vendite aggregate +20,5%, nelle Americhe +57,3%

BasicNet, società che controlla i marchi Kappa, Superga e K-Way, ha chiuso un semestre in crescita: vendite aggregate dei prodotti a marchi del Gruppo pari a 443 milioni di euro (+20,5% rispetto allo stesso periodo 2020); fatturato consolidato a 128,5 milioni (+17,7%), risultato netto di 4,1 milioni di euro (-5,5 milioni nel primo semestre 2020). I conti sono stati approvati dal consiglio di amministrazione. 

Le royalty dai licenziatari commerciali e produttivi ammontano a 25,8 milioni (+15,5%), le vendite dirette a 102,6 milioni (+18,3%), l'ebitda è pari a 14,5 milioni, l'ebit a 8,5 milioni.

Le vendite hanno registrato un incremento del 57,3% (+10% rispetto al 2019) nelle Americhe e del 64,2% in Medio Oriente e Africa. Asia e Oceania, che rappresentano il 7% delle vendite aggregate, hanno riportato un calo del 29,9% rispetto allo stesso periodo dell'esercizio precedente, principalmente per effetto della sostituzione di un licenziatario.

L'assemblea straordinaria ha approvato le modifiche dello Statuto Sociale introducendo il meccanismo della maggiorazione del voto.

In fuga

L'ISOLA DEI SOGNI ESISTE. SI CHIAMA CULUCCIA, È UN ANGOLO WILD NELLA SARDEGNA GLAM E C'È CHI, PER PROTEGGERLA, HA DETTO "NO" PER 73 ANNI...

«E pensa, Ziu Agnuleddu disse "no, non la vendo" persino quando l'Aga Khan gli consegnò un libretto d'assegni in bianco. Avrebbe potuto scrivere qualunque cifra su ognuno di quei foglietti, invece restò fedele a Culuccia». Inizia così, con un racconto tanto surreale quanto vero, la mia storia d'amore con questa mini-isola di circa 300 ettari nel cuore della Gallura, collegata alla Sardegna da un piccolissimo istmo.

Il narratore è il geniale, visionario e poliedrico Marco Boglione, imprenditore, fondatore e presidente di BasicNet, azienda che ha, tra gli altri, marchi come K-Way, Superga, Kappa e Sebago. Lui e la moglie Stella Lin Hung sono gli attuali proprietari dell'Isola di Culuccia. Ziu Agnuleddu, invece, si chiamava Angelo Sanna ed è colui che dal 1923 al 1996, anno della sua morte, ha protetto l'isola dal turismo di massa stabilendosi qui, quasi come un eremita. E trasformandola, di fatto, in un diamante grezzo d'inestimabile bellezza. Ma andiamo con ordine.

Come tutti i grandi amori, anche questo inizia con un effetto sorpresa. Perché Culuccia si trova sì in una delle zone più "addomesticate" della Sardegna, a due passi dalla Costa Smeraldo e dal suo scintillio. Eppure appena metti piede (o ruote, nel mio caso) qui, l'aria che respiri è completamente differente. Ci troviamo in una riserva naturale incontaminata, dove una macchia mediterranea rigogliosa e selvaggia si alterna a orti biodinamici e campi di erbe aromatiche, tra i profumi del corbezzolo, delle ginestre e dei fiori selvatici dai quali le api producono un miele unico nel suo genere. E poi le vigne da vermentino DOCG di Gallura, quelle autoctone, che qui si trovano a 6 metri (6 esatti) dal mare e non vengono irrigate, se non dalla pioggia. Vino, dunque, ma anche gin di botaniche locali, olio, mirto, allevamenti bovini e ostriche: l'Azienda Agricola Culuccia ha più di un fiore all'occhiello. Ma cosa si fa sull'isola, a parte godere dei suoi frutti, del mare e dei profumi? Alla base del progetto c'è l'idea di un turismo ecosostenibile, giovane, sportivo e a impatto zero, anche grazie alla partnership con Yamaha, che qui ha creato una vera e propria "isola di brand", valorizzando molte delle sue anime.

La rete di 15 chilometri di strade bianche che tagliano l'isola, infatti, è percorribile a piedi e a cavallo, ma anche con le e-MTB motorizzate Yamaha, gli ATV e i Side-by-Side della casa del diapason (io, invece, ho raggiunto Culuccia in sella al nuovo Ténéré 700). Senza dimenticare la nautica: scoprire le coste dell'isola via mare con la moto d'acqua è un'experience adrenalinica. A farla vivere agli ospiti è Simone Zignoli, officia) Adventure Ambassador Yamaha, che qui quest'anno ha stabilito il proprio "magic piace to be". L'accoglienza? Green e avventurosa come il carattere del posto impone.

Puoi dormire in una delle minihouse di design perfettamente mimetizzate nell'ambiente con vista sull'Isola di Spargi. Oppure provare un'autentica immersione nella natura alloggiando, maestrale permettendo, nel campo tendato in riva al mare. Insomma, da queste parti nulla è come potresti immaginare, un po' come se ogni emozione avesse il segno +. Ti avviso: lasciarci il cuore è un rischio da mettere in conto. Ed è molto più facile di quanto pensi.