About

About Us

Il marchio Superga® nasce il 3 ottobre 1911 quando la società Anonima per Azioni Walter Martiny inizia a produrre stivali impermeabili per l’agricoltura con suola in gomma e calzature in gomma vulcanizzata.

Nel 1934 Superga® annovera ormai decine di modelli di calzature destinate alle pratiche sportive (tennis, pallacanestro, yachting, ginnastica).

Nel 1951 la fusione con Pirelli fa aumentare la produzione in maniera vertiginosa: tra il 1952 e il 1975 le paia di scarpe prodotte passano da 2 a 12 milioni l’anno.

Nel 1993 Superga® si stacca da Pirelli e confluisce nel gruppo So.PA.F finché, nel febbraio 2004, BasicNet ne diventa unico licenziatario mondiale e nel 2007 ne acquisisce la piena titolarità.

Rassegna Stampa

Corneliani, cda tra commissario o liquidazione

La crisi in vista del Mise
MANTOVA I sindacati sono in fermento per portare i dipendenti a Roma con due pullman, allo scopo di presidiare il ministero dello sviluppo, mentre, alla presenza del ministro Giancarlo Giorgetti, si dovranno prendere decisioni sul futuro della Corneliani. Una partita difficile, dal momento che le previsioni di addetti ai lavori e figure istituzionali coinvolte non dànno per scontato il vento che a luglio era parso favorevole. (continua a pagina 9)

Cda fra due fuochi: liquidazione o commissario?
Come affrontare Giorgetti, chiedere 10 milioni, senza piano industriale e senza investitore

MANTOVA I sindacati sono in pieno fermento per portare i dipendenti a Roma con due pullman, allo scopo di presidiare il ministero dello sviluppo, mentre, alla presenza del ministro Giancarlo Giorgetti, si dovranno prendere decisioni importanti SUI futuro della Corneliani. Una partita difficile e insidiosa, dal momento che le previsioni degli addetti ai lavori e delle stesse figure, istituzionali coinvolte non danno per scontato il vento che a luglio, al primo tavolo del Mise, era parso favorevole at proseguimento dell`attività e a segnare una svolta nella situazione difficile in cui versa l`azienda. Non solo, insomma, non è certo che il ministero mantenga la disponibilità a entrare in società con 10 milioni di dote, ma nemmeno ci sono solide speranze di strappare le condizioni per avviare un processo di amministrazione controllata della maison. Perplessità sono state manifestate a mezza voce da più parlamentari, che domani potrebbero intervenire (restrizioni covid permettendo) quantomeno in veste di auditori. I fattori di inibizione all`ottimismo spinto del resto sono parecchi. In primo luogo, la stessa azienda ha mancato di dare corso a un piano industriale come stabilito negli accordi di luglio. Secondariamente, è sfumata la più concreta prospettiva di investimento, quella della BasicNet. E di fronte a questi fattori, diventa difficile anche l'orientamento dello stesso Cda di via Panizza, che alcune voci dànno per convocato anche nella giornata odierna, in vista appunto del tavolo romano. Proprio da quel Cda, del resto, come lamentato dalle parti sociali, ben poco trapela, né mancano i timori che la proprietà possa anche optare per la liquidazione dell'azienda, le CUI attuali prospettive di mercato sembrerebbero piuttosto fragili. Le stesse commesse in corso non coprirebbero il fabbisogno al mantenimento nemmeno della metà del personale. E i soldi in cassa derivati dall'ultima capitalizzazione sarebbero ormai in vi a di esaurimento. Tanta precarietà che contrasta solo con la voglia della città di non disperdere un gran capitale professionale e umano.

___________

Rimane l'incognita della retromarcia di Boglione
Prima entusiasta della "foresta incantata", poi riduce la propria offerta a soli 4 milioni

Il punto dolente, sul quale si interrogano tutti gli osservatori, è rappresentato dalla mancata partecipazione (o acquisizione) di Marco Boglione, titolare del colosso BasicNet alle sorti della Comeliani. Quella che lui stesso aveva definito "foresta incantata" già alle prime visite in azienda, alla fine è svaporata in un nonnulla, a giudicare dall'offerta fatta a seguito della "due diligence". Appena 4 milioni, ha riferito l'a.d. Giorgio Brandazza alle dipendenti che lo hanno interpellato all'uscita da un consiglio d'amministrazione. Praticamente, solo quanto si offre per strappare il marchio e la parte commerciale della maison. Perché questa retromarcia? Qui le ipotesi si affastellano, ma il minimo comun denominatore è dato da considerazioni pessimistiche. Boglione infatti è noto per essere un abile commerciale con 900 milioni di fatturato, ma non un industriale, della cui merce detiene solo i marchi e la distribuzione sul mercato; marchi peraltro acquisiti tutti in condizioni fallimentari (da Robe di Kappa a Sebago a K-Way a Superga). Lo spettro di un ricorso alla stessa strategia anche per Corneliani sgomenta tutti. E del resto, ad alimentare questo dubbio, concorre anche un altro fattore, niente affatto secondario. Il fatto cioè che il fondo proprietario della maggioranza dell'azienda dovrebbe versare a giugno i 17 milioni di euro rimanenti per detenere quella maggioranza. Una condizione, questa, che verrebbe meno se, in luogo di affrontare un'amministrazione controllata, la società andasse in liquidazione.

BasicNet SpA: company profile

BasicNet SpA è la società proprietaria dei brand Kappa®, Robe di Kappa®, Jesus® Jeans, Superga®, K-Way®Sabelt®Briko® e Sebago®, marchi leader nel mercato dell'abbigliamento, calzature e accessori. BasicNet opera nel mondo attraverso un network di imprenditori che, su licenza, producono o distribuiscono i prodotti a marchi del Gruppo. A questi, BasicNet fornisce servizi di ricerca e sviluppo, industrializzazione dei prodotti e marketing globale. Tutti i processi aziendali avvengono unicamente attraverso Internet, fatto che rende BasicNet una “fully web integrated company”. BasicNet, con sede a Torino, è quotata alla Borsa italiana dal 1999.

L'attività del gruppo consiste nello sviluppare il valore dei marchi e nel diffondere i prodotti a essi collegati attraverso una rete globale di aziende licenziatarie. Questa rete di aziende viene definita "Network". Da qui il nome BasicNet. Il network dei licenziatari copre tutti i più importanti mercati del mondo.

Il Gruppo BasicNet nasce nel 1994, quando la Football Sport Merchandise di Marco Boglione, costituita nel 1983, rileva dal fallimento il Maglificio Calzificio Torinese – fondato nel 1916 – e i suoi marchi Kappa®, Robe di Kappa® e Jesus® Jeans. Con l’introduzione di un nuovo modello di business si compie la transizione dalla struttura di una tradizionale azienda di abbigliamento a un modello di impresa a rete, presupposto necessario per consentire la strategia di internazionalizzazione sul mercato globale.

SCHEDA

Fondazione Maglificio Calzificio Torinese: 1916

Fondazione Football Sport Merchandise: 1983

Acquisizione Maglificio Calzificio Torinese e nascita BasicNet: 28 ottobre 1994 (asta) /1° gennaio 1995

Quotazione BasicNet alla Borsa Italiana: 17 novembre 1999

Marchi a portafoglio del Gruppo BasicNet:

  • Kappa® (brand creato nel 1978; acquisito da BasicNet nel 1995)
  • Robe di Kappa® (brand creato nel 1968; acquisito da BasicNet nel 1995)
  • Jesus® Jeans (brand creato nel 1971; acquisito da BasicNet nel 1995)
  • Superga® (brand creato nel 1911; acquisito da BasicNet nel 2007)
  • K-Way® (brand creato nel 1965; acquisito da BasicNet nel 2004)
  • Sabelt® (brand creato nel 1972; acquisito da BasicNet nel 2011)
  • Briko® (brand creato nel 1985; acquisito da BasicNet nel 2017)
  • Sebago® (brand creato nel 1946; acquisito da BasicNet nel 2017)

 

Risorse umane del Gruppo BasicNet: 815 unità al 31 dicembre 2019 

Vendite aggregate 2020: 814,1 milioni di euro 

Fatturato consolidato 2020: 259,7 milioni di euro

I marchi del Gruppo BasicNet sono presenti in oltre 130 mercati del mondo. 

Clicca qui per le immagini del BasicVillage di Torino, quartier generale del Gruppo BasicNet.

Miniconf, d'ora in poi soltanto collezioni amiche degli animali

Amici degli animali (e anche del fatturato)
Da quest'anno le collezioni dell'aretina Miniconf useranno soltanto materiali sostenibili Bisagna: «I dati di mercato ci spingono su questa strada». L'accordo con Superga

Cercare di mantenere il fatturato del 2020, pari a 60,7 milioni di curo, ma anche Io stesso livello di occupazione. Il tutto senza venir meno agli obiettivi di sostenibilità, seguendo un percorso avviato da anni e sempre più richiesto dal mercato dell`abbigliamento per bambini. È la sfida di Miniconf, azienda italiana leader di settore che da Ortignano Raggiolo, in provincia di Arezzo, con i suoi quattro brand Sarabanda, Minibanda, iDO e Dodipetto realizza ogni anno 7,5 milioni di capi e vanta una rete di oltre 2.200 punti vendita fra monomarca e multimarca, oltre a due filiali estere in Russia e in Spagna. «La pandemia - racconta Giovanni Basagni imprenditore toscano e Cavaliere del Lavoro che 48 anni fa ha fondato l`azienda di cui oggi è presidente e direttore generale - ci ha messo davanti a nuove sfide. Un esempio su tutti di come abbiamo affrontato questa crisi: per sostenere i nostri clienti trade, che a primavera hanno dovuto chiudere i punti vendita, abbiamo posticipato di un armo i pagamenti della collezione. Un'operazione da circa 4 milioni, che rappresentava per noi circa il 22% dei ricavi della primavera 2020, ma che ha dato respiro ai nostri clienti. Ora cerchiamo di mantenere il fatturato del 2020 e soprattutto di garantire il lavoro ai nostri 350 dipendenti».
Senza rinunciare al valore della sostenibilità. «Dal 2003 abbiamo il sistema di gestione ambientale ISO 140m, per il quale abbiamo ottenuto la certificazione, e dal 2020 siamo membri di Beller Conon Initiative, la più grande organizzazione no-profit del mondo che lavora per garantire un futuro più sostenibile nel settore del cotone, materiale largamente utilizzato nelle nostre collezioni. Così abbiamo potenziato l`approvvigionamento di cotone proveniente da una gestione sostenibile, dove i coltivatori usano l'acqua in modo efficiente, hanno cura della terra, riducono l`uso delle sostanze chimiche più dannose e applicano principi di lavoro». Non solo. Dal 2013 Miniconf ha intrapreso un percorso di avvicinamento a un modello di responsabilità sociale finalizzato alla produzione di collezioni di abbigliamento e accessori privi di prodotti di origine animale, ad esclusione della lana, che nel 2021 porterà sul mercato solo collezioni «animai friendly» come dichiarato nel Manifesto di Impegno Aziendale. La pelliccia non viene più usata dal 2013, la pelle dal 2018, la piuma d'oca è stata abbandonata nei capi del marchio Ido dalla stagione 2020 e per Sarabanda e Minibanda nella prossima collezione invernale 21/22. Una buona pratica che è valsa recentemente all'azienda l'ottenimento della tripla V, il secondo miglior livello del rating etico previsto da LAV. «Secondo il Sesto Osservatorio nazionale sullo stile di vita sostenibile di Lifegate, nel 2016 il 7% delle persone aveva dichiarato di acquistare capi naturali e sostenibili, nel 2018 l'11%, nel 2020 il 16%. Nel rapporto McKinsey i consumatori disponibili a pagare di più per prodotti con minor impatto ambientale sono il 12% dei nati tra il 1946 e il 1964, il 17% dei nati tra il 1965 e il 1980,il 26% dei nati tra il 1981 e il 1996 e il 31% dei nati dopo il 1996. Tutti dati che ci spingono a continuare sul percorso della sostenibilità a noi caro anche investendo nel controllo qualità del prodotto».
Guardando al futuro non mancano novità. L'ultima in ordine di tempo è l'accordo triennale e rinnovabile con Superga per il design, la produzione e la distribuzione in Italia e all'estero della prima collezione youngwear dello storico marchio italiano di calzature. «Con l'occasione, abbiamo creato una Business Unit dedicata alla gestione e allo sviluppo della licenza e della relativa distribuzione, per noi la prima operazione dì licenza. Come board, abbiamo comunque deciso di stabilire una soglia che le operazioni in licenza non dovranno superare. Questo per non togliere focus ai nostri marchi di proprietà».

COMUNICATO STAMPA / Leonardo Fioravanti è il nuovo Ambassador Sebago Docksides

Dal 1° marzo il 23enne surfista romano, primo italiano a qualificarsi alla World Surf League, sarà il volto della label ispirata e dedicata al mare

Torino, 1 marzo 2021 – Si chiama Leonardo Fioravanti e, soltanto su Instagram, conta quasi 200 mila follower. Ma i suoi primati sono molto più importanti. Surfer dall’età di 6 anni, nel 2017 è stato il primo italiano a qualificarsi alla prestigiosa World Surf League, l’organizzazione internazionale che governa il surf professionistico: qualificazione che ha bissato l’anno successivo. Dopo essersi classificato primo alla Sidney Surf Pro, a dicembre si posiziona al 5° posto alla Billabong Pipe Master, prima gara del championship tour 2021. E solo la pandemia gli ha negato – temporaneamente – l’accesso alle Olimpiadi, di cui dal 2020 il surf è diventato disciplina.

Dal prossimo 1° marzo al 31 agosto 2021, il 23enne campione romano sarà il volto della campagna digital Sebago® dedicata alla label Docksides – ispirata dal mare e al mare dedicata. Protagoniste della campagna: le collezioni footwear e apparel per la primavera-estate 2021, che accompagneranno la quotidianità del nuovo Ambassador Sebago®, fatta di surf, oceano, amicizia e tanto sport.

«Come disse una volta John Fitzgerald Kennedy – spiega Leonardo Fioravanti – noi veniamo dal mare e il mare è la nostra casa. Per me è esattamente così. Ho trascorso gli ultimi 15 anni negli oceani: surfando, giocando e godendo i momenti migliori della mia vita; in questa incredibile connessione che tutti noi abbiamo con l’oceano. E poiché le Sebago® Docksides vengono dal mare, sono orgoglioso di far parte di questa famiglia».

____________________________________

Sebago® è uno dei brand di proprietà di BasicNet SpA, società che detiene anche Kappa®, Robe di Kappa®, Jesus® Jeans, K-Way®, Superga®, Sabelt® e Briko®, marchi leader nell’abbigliamento, calzature e accessori per lo sport e il tempo libero. BasicNet opera nel mondo attraverso un network di imprenditori che, su licenza, producono o distribuiscono i prodotti a marchi del Gruppo. A questi, BasicNet fornisce servizi di ricerca e sviluppo, industrializzazione dei prodotti e marketing globale. Tutti i processi aziendali avvengono unicamente attraverso Internet, fatto che rende BasicNet una “fully web integrated company”. BasicNet, con sede a Torino, è quotata alla Borsa italiana dal 1999.